Nell’estate del 2007 avevo incominciato questo blog come l’ennesimo esperimento di blog di ruolo, giocando a fare il traghettatore di anime con dei vecchi amici. Ne sono nati alcuni interventi carini ma col tempo l’ispirazione se ne é andata.
In questi giorni sto riproponendo sulla Homepage Willoworld, il portale di accesso a tutti i miei esperimenti in rete, i primi episodi di questa piccola saga. Un modo per ricordarsi del vecchio Kharonte, che non é scomparso del tutto. Potrebbe tornare, chissá…
SEDUTA PSICOANALITICA DEL MARZO 1996 A CASA DEL SIRRI. IL WALTERONE HA AVUTO UNA VISIONE, EVOCATA PROBABILMENTE DAL DISCO DEGLI ELP. SDRAIATO SUL LETTO, ME LA RACCONTA PER FILO E PER SEGNO…
IL WOLLY VIDE TARKUS
Lui è sempre stato un sostenitore…
…non esco più, me lo ha detto lei, sennò mi ammalo…
…dicevamo, sono sempre stato un convinto sostenitore (per prendere così tanto all’ora lei è molto gentile)…
…il facocero è una cosa strana…
…la spossatezza fisica e mentale può essere una grande fonte d’ispirazione, perché quando abbiamo paura fuoriesce qualcosa dal lato sinistro del cervello. Di conseguenza, le assicuro, che quella sera ero alquanto spossato.
Quando mi distesi sul presente giaciglio ritrovai la pace perduta, e misi su un cd. Conoscendo la grafica del cd e il testo, mi sono subito immaginato la figura di questo surreale armadillo gigante, creata dalle menti di questi fantastici musicisti. Caddi in uno stato di dormiveglia molto strano. Ricordo di avere udito delle cose attorno a me, ma in quel momento mi trovai distante, e poi quella visione prese forma. Uno sterminato deserto con delle dune irregolari (deserto blu di prussia, grigio cenere. Il verde veronese venne dopo!). Il deserto era coperto da uno strato di nubi grigie che si distinguevano per via della linea dell’orizzonte color ocra sporco, con un po’ di verde palude (niente verde Paolo Veronese!!) Era il tramonto, ma non c’era il rosso vermiglione (o forse c’era…?) Ora mi spiego meglio…
Color grigio Ruhur E35. Era il deserto della E35!
C’erano anche delle forme rocciose irregolari. L’ambiente (desertico) era di un colore perfettamente unico-je. Come nello Juta!
IL MOSTRO (che non era Mirko!)
Io scrivo solo l’occorrente…
Nello scenario del deserto io vidi Tarkus.
Com’era questo Tarkus? Era come appare nella copertina dell’omonimo album degli Emerson Lake and Palmer (una figura denominata Carradrillo oppure Armarrato).
Il paziente a questo punto non vuole più collaborare e, non rispondendo alla domanda, se ne esce con un Alé Fiorentina Alé!
…se tale figura fosse stata un Armarrato oppure un Carradrillo… dice semplicemente che era Tarkus!
Matteo in sottofondo: “Bati-stuta, per noi tu sei davvero forte, per noi tu sei davvero grande, evviva Batigol!” (sulle note di Daitan 3).
CONTINUIAMO SUL SERIO
Sembra aver visto il mostro mentre se ne andava dalla sua terra. Tarkus in quel momento, figura meccanica ma comunque viva, era inespressivo, una maschera che nascondeva le sue emozioni per quell’inaspettato esodo. Tarkus passava davanti all’osservatore (perché nel sogno ero presente solo come osservatore) mentre se ne andava con passo lento.
INTERRUZIONE A CAUSA DI UNA CHIAMATA DEL BLACK (che blatera al telefono…)
Riprendiamo da dove avevamo lasciato la descrizione del sogno (meglio visione).
Cala la notte e il punto dell’osservatore incomincia a spostarsi (come in un film di Hertzogh) e si insinua verso la direzione opposta di Tarkus, verso il luogo da lui abbandonato. Sorge la luna. Si alza anche un vento, un vento visibile. Come una cartone animato di Bruno Bozzetto. Nessun suono percettibile… molta visione.
Sembrava che il suolo del deserto fosse cosparso da gocce di mercurio, notate in un secondo momento a causa della caduta del sole.
Icché si fa domenica? Si vince? Matteo: hmm! È da vedersi (e se ne va a radersi).
Erano delle gocce tentacolari, come delle stelle marine. Con l’avvento della notte queste gocce, per uno strano processo, assunsero uno stato solido. Con l’ascesa dell’astro lunare le gocce iniziarono a sollevarsi da terra (in stato solido) fino all’altezza variabile di 1-3 metri (a causa dell’assorbimento della luce lunare). Le più piccole erano più in alto mentre le più grandi non superavano il metro e mezzo.
Il vento incominciò a spostare le gocce solide levitate, mortali al tatto (infatti qualcosa mi diceva che per le creature di quel mondo quelle gocce erano mortali). Ma quale creature poteva mai sopravvivere in un luogo simile, un paesaggio dove il vento notturno reca la morte?
Tarkus e gli uomini roccia.
Il punto di vista dell’osservatore si dirige verso nord (mentre intanto Tarkus continuava a procedere verso sud). L’osservatore si lascia accompagnare dalla visione, della quale però continua a non fare parte, come una bolla in un bicchiere di selz (con un goccio di gin). L’osservatore giunge ad un avvallamento protetto da una sorta di muro naturale, dove l’aria è sempre pregna delle gocce turbinanti al vento.
Tarkus comunque, data la sua corazza, si rivela immune alle gocce mortali.
Ai piedi dell’avvallamento si ergono diverse case-torri, di base uguale ma di altezze differenti (torri gotiche, come quelle già disegnate nei vecchi lavori).
Al di là dell’avvallamento l’osservatore intravede verso nord una forte luce. Dalle aperture alle basi delle torri fuoriescono degli uomini roccia (tozzi, tarchiati, forme umanoidi squadrate di pure roccia di quel deserto). Grazie all’avvallamento queste creature sono riparate dalle gocce mortali (dalle quali sono probabilmente immuni). Uscivano dalle loro costruzioni con passo pesante e portavano sui loro volti un espressione alquanto affranta.
LA FONTE LUMINOSA
Dopo che le forme sono uscite dai loro rifugi, incomincio ad osservare la curiosa fonte di luce. L’osservatore si dirige verso la fonte, fino a trovarsi di fronte a una sorta di avvallamento dove trova un foro nella zona ribassata del deserto.
Hai presente il Ritorno dello Jedi? Si, ma non me lo ricordo!
Vi era come un foro che assorbiva il deserto, svuotandolo delle rocce, della sabbia, delle gocce, come un buco nero, ma luminoso, dal quale fuoriusciva una luce intensa, cilindrica, che si (rutto) avvitava su se stessa, di colore celeste West Ham, macchiata di un tono di VERDE PAOLO VERONESE!
PARADOSSO
Questa geometricità, nell’istante in cui assorbiva il deserto e la vita stessa (in un lento lavoro costante e corrosivo) era perfetta. Lo stesso foro emanava la luce già descritta fino alla sommità dei cieli, congiungendosi con le nuvole, e perdendosi in una fluida esplosione multicolore.
APOCALIPSE NOW. La giungla dove si vede e si sente. E nell’udire questo suono melodioso e gentile, loro giungevano invisibili solcando i venti, odorando i sentieri dei morti, dando i suoi frutti… NAPALM! BUM, BUM, BUM!
Questo era il motivo perché Tarkus se ne era andato. Non si voleva fare risucchiare?
No, non è questo il motivo.
Riflettendo il nostro paziente è arrivato a una conclusione.
Gli stessi uomini roccia vivevano per combattere Tarkus. Per cosa? Per il dominio di una landa desertica?
E qui nasce un nuovo dubbio. Non ci avevo pensato… Ora ho compreso!
Tarkus, entità superiore, che conserva dentro di se l’essenza stessa di quel deserto, aveva concepito la fine oppure l’inizio di una nuova era. Sapeva che sarebbe apparso prima o poi. Che cosa? IL NULLA DIVORATORE! (Ma qui siamo un po’ influenzati dalla Storia Infinita, no? Non ci avevo pensato).
Comunque non centra nulla. Non era il Nulla Divoratore. Nulla…
L’unica certezza è che gli uomini roccia non avevano più ragione di esistere senza la presenza di Tarkus. Il loro unico scopo era quello di combatterlo (come l’unico scopo di un fiore è quello di crescere, anche se io l’avrei tagliato!). Con la sua dipartita questo scopo era andato perduto. Perché era giunta la fine.
Continua a negare l’evidenza il paziente. Non vuole ammettere di essere davanti a una realtà fin troppo certa (e cioè che Tarkus se ne era andato per paura di essere risucchiato), e continua a smentire le sue intuizioni. Invero ne è anche lui certo, pur continuando a ripetere che le ipotesi sono molteplici.
Il paziente inizia a farneticare. Gli ho appena somministrato due litri di valeriana e 1,5 di valium, ma continua a ripetere che preferisce un fiasco di chianti.
Si è calmato finalmente.
Ore 17:30 – La visione ha dunque una scena finale. Tutte le considerazioni in merito verranno dopo.
È ancora impresso nella mia mente il volto dell’uomo roccia che, lentamente insieme a tutti i suoi fratelli e compagni, si dirigeva verso il foro luminoso. Il suo sguardo incontrò il mio. Volse verso di me la sua unica eredità, a me incomprensibile, ma quel gesto mi diede vita. Per un solo istante io fui presente, alla fine di ciò che non avevo ancora compreso.
Ricomposto il suo volto di fronte alla sua fine, egli se ne andò, lasciando svanire la visione. Ma ciò non mi impedì di intravedere i primi uomini roccia discendere ed essere inghiottiti dalla voragine luminosa, perdendosi nel vuoto del nulla.
POST DI SERVIZIO: LA STORIA CONTINUA ANCHE SENZA DI ME.
Queste pagine vanno avanti anche grazie a voi. Non siete molti, ma ogni piccolo contributo diventa indispensabile per continuare ad accrescere questo mondo.
La mia idea infatti, fin dall’inizio, è stata proprio questa. Aggiornare quotidianamente queste pagine virtuali per dare vita ad un mio/nostro universo. Creare una testimonianza.
Lo spazio che viene messo a nostra disposizione è oramai infinito. Possiamo tranquillamente impilare tutto il materiale vogliamo, innalzando fantastiche torri di parole e di immagini.
Recentemente sono stato preso da molte attività, prima tra tutte la pubblicazione dei Musikanti di Amberyn. Ma ho fatto anche altre cose. Mi sono iscritto a due concorsi letterari on-line, con due racconti inediti, ho portato avanti i blog e ho aggiornato la struttura del sito. Come succede sempre in queste situazioni, quando attingi troppo in profondità dal pentolone della creatività, alla fine ti ritrovi svuotato e sfiduciato.
Incerto dei tuoi risultati. Insicuro delle cose che hai macinato, del modo in cui ti sei rappresentato, dell’impegno genuino che ci hai messo. È proprio così che mi sento in questi giorni.
Quindi cercherò di distrarmi un po’, e di concentrarmi sul materiale che ho a disposizione, come questo che segue.
Ringrazio chi ancora mi segue e chi mi da coraggio.
La via è lunga, ma il mio secondo nome è Frodo!
Clikkaci sopra e fai un TS contro “fear”. L’opera é ovviamente del demone Rensi!
Chi si cela dietro questa maschera?
Quali strani sortilegi nasconde il libro nella sua mano?
Avete bisogno di altre prove?
Questo è un covo di demoni, ed io non smetterò mai di dar loro la caccia. La luce accecherà i loro occhi e brucerà le loro carni. L’acqua depurerà i luoghi da loro profanati; gli oggetti che hanno toccato, le vesti che hanno indossato.
Kharonte non naviga più su una barca di legno. Mi sono evoluto…
…viaggio adesso in forme filiformi, saltando di server in server. In questo modo riuscirò ad afferrare le anime corrotte di questo gruppo di amici.
Non vi servirà a niente spengere il processore.
Ormai cavalco anche l’etere.
Mi basterà un impulso, sul vostro stupido telefonino.
Niente di piú aberrante ed immondo.
Zarok, l’alito funesto del destino, un demonio che si aggira travestito da pizzataxi o in altre assurde sembianze.
Egli pretende il suo dazio, con l’affilata lama del suo coltello. Ti estrarrà le viscere e predirà il tuo futuro. Niente di piú semplice, cowboy! Sei giá bell’e morto!
Zarok ha una lunga storia alle spalle, ed è come una strada lastricata di cadaveri in putrefazione. Si è finto amico e compagno di sbornie, ma il suo unico fine era quello di estirparti le budella. Caro, vecchio, sublime, efferato, magnifico Zarok. Anche tu rientri nei miei piani.
A presto, carogna di un demone!
Ci incontreremo un giorno in un luogo che non ha mai visto il sole, e berremo insieme il sangue dei nostri vecchi amici, e fumeremo i loro peli e le loro unghie (pregiati tabacchi da demoni).
Addio Zarok!
Fino a quel giorno…
Si avvicina un nuovo capodanno e devo stare attento. I loro poteri sono amplificati dal passaggio, ed in passato hanno dimostrato di poter operare oscuri anatemi attraverso il sacrificio dell’anno morente.
Sono trascorsi quasi tredici anni, ma si possono ancora vedere le conseguenze di quel rituale sopra la rocca. Il tempo si é distorto, le urla riecheggiano ancora nelle valli, i fuochi fendono gli universi e appaiono sopra la rocca nelle notti di luna.
So che adesso sono distanti molte miglia l’uno dall’altro, ma anche nella lontananza il loro potere é forte. Potrebbero congiungersi da qualche parte, dentro ignoti anfratti di universi binari. Maledette anime perdute! Pagherete, un giorno…
L’ANNO FONDAMENTALE
Capodanno 1995
L’avvento dell’Anno Fondamentale é un’altra prova indelebile dell’esistenza della leggenda. Il momento immortalato in suggestive immagini, la congiunzione di alcuni personaggi, il gesto suggellato dal fuoco di alcune torce improvvisate, il rifiuto di uno del gruppo che é la prova della diramazione delle strade dei protagonisti e l’inizio della rottura della leggenda stessa.
Il luogo é l’eterna cornice del significato della parola Evasione. Monte Evasione, o Montese nella piú conosciuta abbrevazione, ci regala una torre meravigliosa per costruire il rituale del passaggio. Da quel momento in poi tutto si slega e si riallaccia al significato dell’Anno Fondamentale, ed anche il tempo si distorce. L’oggi, che é il 2007, puó chiamarsi anche il 12esimo anno dalla avvento dell’AF. In molti contano il tempo cosí, e questo la dice lunga sull’importanza di quella notte.
Le danze alla corte del fuoco insieme a Lord Wine e La Bionda Signora scaldarono i nostri intenti. Le torce furono davvero un improvvisazione, ma lo loro perfetta riuscita ci sorprese. Squarciarono il buio ed il gelo di quell’ultima notte dell’anno come fossero artefatti di luce provenienti da lontane dimensioni. La torre era il piedistallo su cui dichiarare la nostra uscita dal mondo ed il passaggio entro una nuova era. Parole profetiche si alzarono nel freddo cielo stellato, e danzarono insieme ai fumi delle torce per poi disperdersi nella notte.
Il momento arrivó improvviso, e fu come l’aprirsi di un sipario davanti a un palcoscenico. Un aria nuova si alzó dal lontano orizzonte in cui si rincorrevano fuochi d’artificio. Era il vento dell’Anno Fondamentale.
Tracce di un passato che li incrimina. Deliri di anime perverse. Leggete…
MONTESE 9 Marzo 1996
J.P. nel ruolo del Capresce
W.S. nella parte dello Scimmiufo
G.M.W. nella parte della Gufimmia
S.D. ovvero l’Alligatoio
ORE 18:40
CAPRESCE: La mia nonna è famosa per aver fatto (cosa ha fatto la nonna del Capresce?). Qualcosa come avere un tesoro in anelli nascosto. Mah!
SCIMMIUFO: Intanto il Capresce fa la trippa.
CAPRESCE: Ma te il militare Scimmiufo?
SCIMMIUFO: Perché che è successo?
CAPRESCE: Scusa, mi ero scordato che lo avevi già fatto!
ALLIGATOIO: Bello, bello!
CAPRESCE: Certo bona la trippa coi peperoni!
Se c’è una cosa peggio del mal d’orecchi non so cosa sia! E quando t’entra l’acqua di mare? Pepe?
ALLIGATOIO: Basta che non ci butti lo zafferano!
CAPRESCE: Te chetati! Oh Gufimmia, te lo immagini se un tu prendevi i’pparmigiano! Ce ne vole mezzo!
SCIMMIUFO: Ma il Caos come mai non è venuto?
ALLIGATOIO: Ha preso un trona. Gli ci vole una bella Rulka!
CAPRESCE: Si fa un Rulka Fun Club? Noi siamo per la Rulka che ci da la passera!
SCIMMIUFO: Hai visto le Rulkette di Montese?
CAPRESCE: E le Rulkette di Pracchia?
SCIMMIUFO: Ultimamente le Rulkette le chiamo e basta.
CAPRESCE: Quella (non ce la fó).
ALLIGATOIO: C’era una sul treno e il Capresce gli ha chiesto il nome.
CAPRESCE: Lei mi ha detto che era una Rulka, e l’Alligatoio vede i film a ciclomotore… Mi si presenta ed io gli dico “Salve, sono J.P.” Tu sei Ignazio cazzo di cuoio…
SCIMMIUFO: Poi avete fatto qualcosa con la Rulketta del treno?
CAPRESCE: Poi è scesa a Pracchia. Te S.D. hai l’occhio di un caprone morto!
ALLIGATOIO: A me faceva schifo.
CAPRESCE: Infatti te devi andare con Romina Power. L’uomo festeggia l’uomo. Sono nato a Pracchia… (cantando allegramente).
ALLIGATOIO: Gufimmia fermati che ti parte la mano… La mamma del Boccia c’ha una casa a Pracchia.
CAPRESCE: Il rapinatore di banche è il mestiere migliore. Si rapina, quattro anni in Messico oppure nel Bogoga… Questa trippa è troppa!
PIÚ TARDI
SCIMMIUFO: Te non le capisci queste battute. La Gufimmia ride perché ha capito la battuta: “si tirano le mazzate di carte”.
CAPRESCE: (Rivolto alla Gufimmia) Mi dai un chilo di idiozia?
(Rivolto all’Alligatoio) Se adesso non pulisci la cucina mi alzo. Uccidiamolo finché siamo in tempo!
ALLIGATOIO: Tu devi essere uno della mia stirpe.
CAPRESCE: Sei un pessimo allievo. Se ti vede Stephen King fa un bestsellers mondiale!
ALLIGATOIO: Se invece vede te fa la seconda parte di Alien, come controfigura…